Alle origini del Lago di Garda: un’escursione virtuale sulle tracce dei ghiacciai

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Il Garda, o Benaco, è un posto speciale. E’ il più grande, uno dei più profondi, e il più visitato dei laghi italiani. Ma è anche una delle meraviglie geologiche del paese. E le sue origini si offrono agli occhi dei visitatori più attenti.

Origini del lago di Garda_Fo toMike68 Pixabay

Toccarle con mano, in realtà, è difficile di questi tempi. Perciò abbiamo costruito un’escursione virtuale, attraverso le foto a 360 gradi messe a disposizione dagli utenti di Google Maps, cercando i luoghi dove le forze che hanno plasmato il Lago di Garda hanno lasciato le tracce più evidenti. Per fortuna gli spostamenti virtuali non comportano fatica, e quindi ci possiamo permettere di saltare con disinvoltura spero da una sponda all’altra, dalla riva alle cime, dalle forre profonde alle tranquille colline moreniche.

Uno sguardo d’insieme

La nostra escursione inizia guardando il lago da lontano. Il più famoso dei numerosi punti di osservazione è senz’altro il Monte Baldo, che con i suoi 2218 metri svetta svetta sopra la superficie, situata a soli 65 metri sul livello del mare.

Questa vista mozzafiato permette di osservare soprattutto il settore nord del lago. E’ infatti evidente che il lato settentrionale e quello meridionale sono molto diversi. L’alto Garda è stretto e incorniciato da alte montagne (le Prealpi gardesane e bresciane) e quasi rettilineo. In geologia quando una valle ha un andamento così regolare è quasi sempre dovuto a ragioni tettoniche. Un sistema di pieghe e faglie, infatti, percorre la regione con un orientamento nordest-sudovest. Il settore del lago risulta ribassato, mentre la dorsale del Monte Baldo è ovviamente sollevata. Spostiamo lo sguardo ci spingiamo ancora più a nord. La depressione del Garda si prolunga in una valle molto profonda, a U, circondata da imponenti pareti rocciose: è la Valle dei Laghi, in Trentino.

Il lago ha un aspetto completamente diverso nel settore meridionale, che vi presentiamo con una vista dal Monte Pizzoccolo, sulla sponda bresciana. Si allarga verso la Pianura Padana, ed è circondato da colline molto più basse e dall’andamento regolare. Un lago posto sul fondo di una valle a U, delimitato a valle da una corona a di alture e parallele: abbiamo ormai abbastanza indizi per scoprire le origini del Garda: i ghiacciai. Il Benaco è infatti un tipico lago glaciale vallivo.

Non possiamo vederlo a occhio nudo, ma il fondale precipita fino a ben 281 metri al di sotto del livello del mare. Questo fenomeno, detto criptodepressione, si deve a un periodo ancora precedente al ghiacciaio del Garda: a 6 milioni di anni fa, nel Messiniano, quando il Mar Mediterraneo quasi prosciugò e i fiumi incisero le loro valli fino a centinaia di metri al di sotto delle quote di oggi.

Le viste panoramiche abbondano lungo tutto il lago, anche a bassa quota. Un ottimo punto può essere il sentiero Busatte Tempesta, all’estremità nordorientale del lago, che dei pannelli esplicativi dedicati alla storia geologica del lago.

Sulle tracce dei ghiacciai

Negli ultimi 800mila anni ci sono stati tra 6 e 8 periodi glaciali. L’ultimo, il Wurmiano, è finito 11.700 anni fa. Più o meno in quel periodo, in Medio Oriente, gli esseri umani facevano i loro primi esperimenti con l’agricoltura e anche qui gli umani frequentavano la zona. Le valli delle Alpi erano allora riempite da enormi ghiacciai vallivi, da cui le vette, anch’esse ricoperte di ghiacciai, emergevano come isole. Anche allora la zona del Lago di Garda aveva un clima più mite rispetto alle altre zone delle Alpi. Il limite delle nevi perenni era a circa 1600 metri. Il ghiacciaio del Garda era molto più in basso: era la lingua terminale di un enorme fiume di ghiaccio che si era formato molto più a nord. Le montagne intorno erano quindi libere dal ghiaccio, a parte il Monte Baldo, i cui ghiacciai però non riuscivano a raggiungere il fondovalle.

Il Garda doveva avere quindi un aspetto simile a quello che appare in questa foto sferica in questa foto panoramica dell’Aletsch, in Svizzera, il più grande ghiacciaio oggi presente sulle Alpi.

Il ghiaccio era spesso circa 1000 metri a Tremosine, di meno a sud (circa 200 metri a Solferino).

I ghiacciai sono delle entità in continuo movimento. Il ghiaccio leviga e scava la roccia su cui scivola con una forza spaventosa. Lo fa soprattutto in estate, quando la circolazione delle acque tra i crepacci e alla base ne lubrifica il movimento.

Ma è possibile “vedere” le acque vive di un ghiacciaio scomparso migliaia di anni fa?

Sì, se sappiamo dove cercarle. Come alle marmitte dei giganti di Nago. Questo tipo di strutture, detto anche marmitte del diavolo, sono profonde depressioni a forma di pozzo scavati nelle rocce. A originarle è l’acqua di fusione dei ghiacciai, che infiltrati attraverso i crepacci si possono formare dei veri e propri torrenti subglaciali. Le acque possono raggiungere grandi velocità e formare dei vortici. Nascono così i mulini glaciali, in cui l’acqua esercita forti pressioni, e che è in grado di erodere, grazie ai detriti solidi in sospensione, anche la roccia più dura.

I ghiacciai, oltre a scavare, trasportano materiale, e lo depositano a fine percorso. I dolci rilevi sulle sponde meridionali del lago sono infatti un anfiteatro morenico. O meglio, cinque: tracce di altrettanti periodi freddi del Quaternario. Nei momenti di massima espansione il ghiacciaio si spingeva particolarmente a sud, virando verso est. Facendolo, distruggeva le morene dei periodi precedenti, motivo per cui le morene meglio conservate sono sul lato lombardo, come nel Parco delle Colline Moreniche di Castiglione.

Anche il ritiro dei ghiacciai ha lasciato importanti tracce si sé. Anche estremamente violente. Le valli a U hanno pareti subverticali e sono stabili finché sono confinate dal ghiaccio. Ma se questo scompare, la roccia tende ad espandersi e può quindi crollare. E’ quello che è successo alle Marocche di Dro, una delle frane più impressionanti di tutte le Alpi.

In realtà le frane sono state molte: la più grande è avvenuta circa 5mila anni fa e ha avuto l’incredibile volume di 1 miliardo di metri cubi. Chi si avventura in questo paesaggio lunare potrà anche imbattersi nelle impronte dei dinosauri del Giurassico, che si trovano proprio su alcuni dei blocchi franati fatti di calcari del Giurassico.

Le forme dell’acqua

Man mano che ghiacciai si ritiravano, l’enorme depressione del Garda fu occupata dall’acqua. Un tempo il lago era addirittura più grande dell’attuale: Le colline moreniche, infatti, impedivano all’acqua di defluire e per un certo periodo il livello fu addirittura 30 metri sopra il livello attuale, prima che l’acqua erodendo le colline si creasse un passaggio (il Mincio, l’emissario del lago). Sulla sponda bresciana si vedono i segni dell’acqua ben al di sopra del livello di oggi. I torrenti, intanto, incidevano le montagne provocando delle forre profondissime e poi accumulandosi sulle sponde, alle origini delle conoidi dove oggi sorgono molti centri abitati.

L’erosione fluviale, soprattutto nelle zone dove può dar luogo a delle forme spettacolari, come le Cascate del Varone. Situate all’interno di una forra molto suggestiva, le acque incidono la roccia calcarea alla velocità di due millimetri l’anno.

Le forme dell’uomo: la galleria Adige-Garda

Tra gli agenti che hanno modificato il lago di Garda figura anche l’uomo. E non solo per case, strade, e porti. La nostra specie ha canalizzato le acque, modificato la foce degli immissari e degli emissari. Nel 1959 fu ultimata la Galleria Adige-Garda, lunga circa 10 km, che in caso di piene eccezionali sversa l’acqua del secondo fiume italiano nel lago. Quest’opera di “geoingegneria”, di cui possiamo vedere il punto d’uscita, ha salvato varie volte Verona dalle alluvioni (l’ultima nel 2018) ma ha portato a importanti modifiche ecologiche e nel paesaggio. Il traforo ha fatto abbassare il livello di falda al di sotto del Lago di Loppio, prosciugandolo. Il lago aveva un’isola frequentata sin dalla preistoria. Dopo forti piogge, il lago ricompare per qualche giorno, dandoci un vago ricordo di come poteva essere.

Le origini marine del Garda: le rocce

Alle origini del Lago di Garda, prima dei ghiacciai, ci sono le rocce. Che, come in tutta la regione, sono prevalentemente di origine marina, risalenti all’antico oceano Tetide. Formazioni sedimentarie come la Dolomia Principale (la stessa roccia di cui sono fatte molte cime delle Dolomiti), del Triassico, che affiora soprattutto sulla sponda bresciana. O il gruppo dei Calcari Grigi, leggermente più giovane del Giurassico. Famosa per contenere, ai Lavini di Marco presso Rovereto e alle Marocche di Dro delle impronte di dinosauri, questa formazione costituisce l’ossatura di molte montagne della zona.

Un’eccezione tra calcari e dolomie si trova al Monte Brione, all’estremo nord del Lago. Qui affiorano delle arenarie note come Formazione di Monte Brione. Deposte tra Oligocene e Miocene (20 milioni di anni fa circa) sono le rocce più giovani della zona: le ultime testimonianze di un ambiente marino. Il corrugamento alpino, infatti, avrebbe di lì a poco determinato l’emersione di tutta la regione, come stava già avvenendo nel resto delle Alpi. I fossili che si trovano in queste rocce colpiscono perché sono molto simili a quelle che popolano oggi i nostri mari oggi. Diffusi i Pecten, simili alle più classiche conchiglie marine, e crostacei come granchi.

Vicino al Lago di Garda esistono piccoli musei e collezioni aperte al pubblico, dove è possibile ossevare i principali fossil della zona, come la Collezione Pascarella e il Museo del Fossile di Monte Baldo a Brentonico.

Per concludere ecco la mappa che abbiamo realizzato. E’ inutile dire che anche se ci abbiamo messo più elementi di quelli di cui abbiamo parlato in questo articolo, è solo uno dei tanti modi, parziali, di raccontare il Lago di Garda. Uno dei luoghi geologicamente più interessanti e più belli d’Europa.

Vedi anche: Qual è il ghiacciaio più a sud in Europa?

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